Che ero una fobica lo sapevo.
Quello che non sapevo è che lo sono anche verso gli uccelli (niente battutacce, please).
Stamattina alle otto Fra mi sveglia e mi saluta, poi esce per l'ufficio.
Io decido di rimanere un po' al letto e mi riaddormento.
Alle otto e trenta dei botti e un rumore di frullare d'ali mi svegliano: alzo la testa e mi ritrovo face to face con un mostro nero svolazzante.
Il primo impulso è stato di cacciare un urlo fortissimo, probabilmente rilevato dai sismografi del centro Italia, con i quali mi scuso per il falso allarme.
Il secondo è stato di nascondermi sotto le coperte.
Il terzo non ho fatto in tempo a pensarlo, poichè sono stata colta da un attacco di panico paralizzante. però doveva essere "urla ancora", perchè ho continuato a farlo più o meno a ripetizione.
Memore dell'ultimo attacco di panico da vespa ho pensato che avrei dovuto telefonare a qualcuno in grado di muovere le gambe. Scarto mia madre, che la volta precedente mi liquidò con un "che cavolo vuoi che ti faccio io a 100 km di distanza? suona alla vicina".
Medito se posso suonare alla vicina. Sono in mutande, quindi propendo per il no.
Inoltre sono chiusa dentro casa, per cui mi serve qualcuno che abbia la chiave.
Afferro il telefono che per fortuna ho lasciato fuori posto sul comodino.Provo col cellulare di Fra. Spento.
Telefono a mia sorella. Mi risponde. "Martaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhh" "Oddio, che succede? E' successo qualcosa a nonna? Mamma? Papà?" "Uccellooooooooo mostroooooooo nerooooooo" - Rispondo io- "Ma io sono a quaranta minuti da casa tua!" "Vieni ti pregooooooooooo".
L'ora successiva la passo sotto le coperte, con trenta gradi in casa, sudando come un capretto al mattatoio, urlando all'uccello ogni volta che batte le ali "Fermoooooooooooooooo".
Quando mia sorella arriva io sembro Linda Blair alla fine de L'esorcista.
Lei, pragmatica, si guarda intorno e mi fa: "E' fermo dentro la vasca".
La chiusura della porta del bagno mi dà finalmente il coraggio di uscire dalle coltri.
Quindi mia sorella si infila un guanto, smonta il vasistas del bagno per aprirlo del tutto, prende il passero (che in uno sprazzo di temerarietà ho visto da uno spiraglio della porta: era un passero solitario, di quelli neri, grossi come un tordo) e lo butta fuori dalla finestra.
Peccato che nel farlo urta inavvertitamente l'orologio da parete del bagno e io ora debba spiegare ai miei amati vicini, quelli che hanno solo settemila bamboline woodoo a mia effigie e che mi odiano, questo:
E dovrò spiegarlo pure a Fra, per il quale la mattina l'orologio in bagno è fondamentale.
Io dico che se si affaccia e si sporge l'ora la legge uguale, no?